Il Carmelo

Scapolare

Grande Promessa

Privilegio sabatino

Precisazioni
Festa e data

Evento di misericordia

 

 

 

 
 
STORIA DELLO SCAPOLARE

a cura di don Salvatore Summo

 

LO SCAPOLARE DELLA MADONNA DEL CARMELO

Il Carmelo è una catena di colline (in ebraico karmel che significa “Frutteto, giardino” I Re cc. 17 e 18; in arabo Gebel Mar Eljas). La catena che è prevalentemente di formazione calcarea, si stacca dal sistema montuoso centrale della Palestina e da sud-est si prolunga verso nord-ovest, lasciando a sud-est la pianura di E­sdrelon e terminando in un promontorio che domina il mare a sud della baia di Haifa. Misura 30 km di lunghezza e dai 12 ai 16 metri di larghezza, mantenen­dosi su un'altezza media di 500 metri. La catena del Carmelo segna il confine fra la Galilea e la Samaria. Solcato da frequenti valli, forato da numerose grotte che furono sicuro riparo ai perseguitati (Am 9,2-5) e con i fianchi ammantati di ricca vegetazione,il Carmelo è spesso ricordato nella Sacra Scrittura come simbolo di grazia e prosperità per la sua ubertosità, o come simbolo di desolazione per il suo di­sboscamento (Is 55,9; Ger 4,26; 50,19; Am 1,2). Nella spartizione della Terra Promessa il Car­melo venne a trovarsi in mezzo al territorio delle tribù di Aser, Zabulon e Issacar (Gs 19,26). A partire dal secolo IX a.C. divenne celebre come luogo di culto della religione monoteistica giudaica. Su una delle sue cime pianeggianti (el-Muhraqah, 514 m) restò immortalato il sacrificio del profeta Elia (1 Re 18,19-46). Invano i sacerdoti di Baal invocarono il fuoco dall'alto per bruciare la vittima sopra l'altare; mentre, alla preghiera di Elia, l'olocausto trovò compimento sull'altare eretto su 12 pietre. Il Dio degli Isrealiti vi ebbe culto permanente: vi era celebrato il novilunio, il sabato e vi ebbe dimora il profeta Eliseo (2Re 4,25).  Il Monte Carmelo, in Palestina, fin dal tempo dei Fenici (chiamati Filistei nella Sacra Bibbia) fu meta di anacoreti; il Monte Carmelo, rifugio di molti virtuosi santi che, nell’Antico Testamento, si ritiravano in quel luogo solitario per pregare per la venuta del Messia. Ma nessuno di loro, tuttavia, impregnò di tante virtù quelle rocce benedette quanto Sant’Elia.                                                                           

Quando il profeta delle zelo ardente si ritirò lassù, verso il IX secolo prima dell’Incarnazione del Figlio di Dio, erano tre anni che un’implacabile siccità chiudeva i cieli della Palestina. Mentre pregava Elia mandò un servo sulla vetta del monte, ordinandogli: “Vai e guarda dal lato del mare”. Ma il servo non vide niente. Scendendo, disse: “Non c’è nulla”. Fiducioso, il profeta gli fece fare sette volte l’infruttuosa scalata. Alla fine il servo ritornò, dicendo: “Ecco, una nuvoletta come una mano d’uomo, sale dal mare”. Difatti, la nube era tanto piccola e diafana che sembrava destinata a scomparire al primo soffio dell’infuocato vento del deserto. Ma a poco a poco crebbe, si allargò nel cielo fino a coprire tutto l’orizzonte e precipitò sulla terra sotto forma di abbondante acqua. (1 Re 18, 43-44).Fu la salvezza del popolo di Dio.  Nel pensiero dei Carmelitani medioevali,la Madre di Dio, è simbolizzata dalla piccola nube che si innalza sopra il mare e che il servitore di Elia segna­la al suo maestro (1Re 18,41-46).La piccola nuvola diventa una figura dell'umile Maria, che avrebbe donato al mondo la Grazia Cristo Gesù.                                              

Il luogo è venerato da cristiani, ebrei e mussulmani.

Al sorgere del cristianesimo il Carmelo divenne luogo preferito da monaci ed eremiti, aspiranti alla perfezione dei consigli evangelici. Verso il secolo IV, quando cominciarono ad apparire i primi monaci solitari dell'Oriente, le pendici rocciose del Monte Carmelo accolsero una cappella, nello stile delle comunità bizantine, le cui tracce si vedono ancor oggi, il primo Tempio alla Vergine che perciò si chiamò Madonna del Carmelo o del Carmine. È sulle pendici di questo monte, già spiritual­mente legato alla memoria di Elia, che tra la seconda crociata (1147-49) e la terza (1189-92), alcuni devoti pellegrini di Dio, forse ex crociati, provenienti dall'Europa, si riuniscono, in vita comune. Il loro preciso intento è quello di vivere nell'ossequio di Cristo, in santa penitenza, in uno stile rigo­rosamente eremitico, denso di solitudine e di silenzio, di meditazione e di contemplazione sotto il patrocinio della beata Vergine Maria. Nel Medioevo chi era addetto ad una chiesa apparteneva ad essa e al suo santo titolare. Per i Carmelitani essere al servizio di una chiesa dedicata alla Madonna significò essere "di Maria", posti al suo “servizio", " in suo ossequio" e quindi protetti da lei contro ogni pericolo. (In un documento del Papa Urbano IV, del 1236, la Madonna è detta "Patrona dell’Ordine". Il primo titolo con il quale si onorò Maria del Carmelo fu quindi "Patrona", padrona, protettrice).  Per questo furono chiamati Ordine dei "fratelli della Madonna del Monte Carmelo". Il riferimento geografico - storico, indicava il luogo dove i frati erano nati. (Tale denominazione e titolo di privilegio,fu riconosciuto all'Ordine dal papa Innocenzo IV nel 1252.  

              

 

Indumento di molti istituti di monaci o frati nel Medioevo era lo SCAPOLARE, da «scapola» perché pendeva dalle scapole e indica una specie di grembiule che scendeva davanti e dietro le spalle che ricopriva sia il petto che le spalle (in latino: scapulæ), dopo averlo infilato per la testa. Si usava per gli addetti ai servizi generalmente per i tempi di lavoro, così da proteggere la veste sottostante non insudiciarla. Scapolare è la veste di salvezza (Is 61,10), cioè pegno di salvezza.
L'abito aveva un significato
soprattutto simbolico, indicava il «giogo dolce» di Cristo (Mt 11, 29), così che abbandonare l'abito voleva dire sconfessare la disciplina monastica abbracciata, abdicare al servizio di Dio, mancare di fedeltà agli impegni assunti. Nell'ordine carmelitano - per le caratteristiche proprie di quest'ordine - lo scapolare assunse ben presto un significato mariano.
Il Monte Carmelo divenne insufficiente a contenere tutti quelli che si raccoglievano intorno ai primi Carmelitani (organizzati in vita comune verso il 1150) e si ebbero così molti eremiti devoti alla Vergine sparsi in Palestina prima, e poi in Egitto ed in tutto l’Oriente.

La crescita del numero dei fratelli della Madonna del Monte Carmelo rendeva necessaria un'organizzazione più perfezionata. Dopo alcuni anni chiedono a S. Alberto, patriarca di Gerusalemme

 (1206-1214) già vescovo di Vercelli, di essere riuniti in comunità. 

Nel 1225 una delegazione dell'Ordine si diresse a Roma per richiedere alla Santa Sede l'approvazione di una Regola, effettivamente concessa dal Papa Onofrio III nel 1226. Una conferma più solenne veniva data nel 1273 con il Concilio di Lione che aboliva tutte le nuove Congregazioni, facendo però rimanere in vita solo Domenicani, Francescani, Carmelitani e Agostiniani.

Con l'invasione dei luoghi santi da parte dei Saraceni-musulmani nel XIII secolo, il superiore del Monte Carmelo diede il permesso ai religiosi di trasferirsi in occidente (precisamente in Sicilia ed in Inghilterra) dove fondarono nuove comunità, ciò che molti fecero dopo la caduta dell'ultimo baluardo di resistenza cristiana, il Forte San Giovanni d'Acri. I pochi che vi erano rimasti furono martirizzati mentre cantavano la "Salve Regina".  Con la caduta del regno latino di Gerusalemme (1291) sfumò definitivamente la speranza di un ritorno nella terra d'origine. L'Ordine, sorto come eremitico, si avviò inevitabilmente verso la trasformazione in Ordine mendicante.    

                         

Nel Continente Europeo i frati del Carmelo cominciarono ad andare vagando come membri di un Ordine quasi sconosciuto, malvisto e sull'orlo della scomparsa. La famiglia religiosa di Elia sembrava un tronco secco e vecchio, destinato in poco tempo al disfacimento.

Era generale dell'Ordine San Simone Stock,

Per le notizie storiche, possiamo contare sulla "Vita fratum" del domenicano Giovanni Frachet, che, scrivendo d'altro, parla di un "Simone, priore dell'Ordine del Carmelo", vissuto nella prima metà del 1200. Abbiamo, inoltre, il catalogo dei primi Generali dell'Ordine, redatto da Giovanni Grossi alla fine del 1300, e del catalogo dei Santi Carmelitani, compilato agli inizi del sec. XV e riproposto in tre o quattro edizioni.                                                                              

Il Santo è nato in Kent nel 1165, morto a Bordeaux, Francia, 1265 circa.  "Il suo cognome deriverebbe dal fatto che Simone, attese in un tronco d’albero (stock in inglese) con spirito profetico l’arrivo dei Carmelitani dal Monte Carmelo in Inghilterra. Quando questi arrivarono nei conventi di Alnewick ed Aylesford si unì a loro dando testimonianza eroica di vita monastica ed ascetica. Nel sec. XVI, il culto a San Simone Stock fu inserito nel calendario liturgico di tutto l'Ordine. La sua festa si celebrava comunemente il 16 maggio. Il Concilio Vaticano II tolse questa celebrazione dalla riforma del calendario liturgico: è stata di recente riammessa.   

 Dal tempo della Rivoluzione francese il santo è custodito nella cattedrale di Bordeaux. Nel 1950 una parte del suo teschio fu traslata nel convento carmelitano di Aylesford in Inghilterra.

Era un'anima eminentemente carmelitana; viveva , cioè, il carisma del Carmelo pur tra le preoccupazioni che la sua carica quotidianamente gli riservava: fondazioni di nuovi conventi, visite canoniche, viaggi per l'Europa per incontrare rinfrancare i confratelli, pratiche curiali con la S.Sede inerenti la sopravvivenza dell'Ordine, studio della Regola per una scrupolosa osservanza da parte dei frati.

Curava, però, la sua vita interiore di preghiera e di contemplazione, ricca di quel sapore mariano, che gli avevano comunicato i confratelli, venuti di recente dal Monte Carmelo.

San Simone implorò la Vergine perchè non permettesse la scomparsa dell'Ordine Carmelitano. Supplicava spesso la Madonna di proteggere con qualche privilegio i frati che portavano il suo nome. Ogni giorno recitava devotamente I titoli con cui soleva invocarla: erano "Rosa del Carmelo", "Vite specialissima", "Madre della salvezza", "Vergine di grande rinomanza", "Stella fulgida del mare". Il "Canto", però, che spesso gli sbocciava dal cuore e sulle labbra era il "Flos Carmeli", dove, alzava lo sguardo alla "Stella del mare" per implorare una particolare protezione sulla famiglia carmelitana. questa preghiera: «Fiore del Carmelo, vite feconda, splendore del cielo, Vergine pura, singolare; Madre fiorente, d'intatto onore, sempre clemente, dona un favore, Stella del Mare». Un giorno mentre ripeteva questa preghiera con grande fervore, la beata Vergine gli apparve accompagnata da una moltitudine di angeli, tenendo in mano lo scapolare dell'ordine e gli disse: «Questo è il privilegio che io concedo a te e a tutti i carmelitani: chiunque morirà con questo scapolare non patirà il fuoco eterno». 

 Detto questo, la Vergine scomparve lasciando nelle mani di Simone il pegno della Sua  Prima «Grande Promessa».                                                                 

Prima «Grande Promessa».

Lo scapolare fu ridotto nelle dimensioni e divenne un "ABITINO" , formato da due piccoli pezzi della stessa stoffa dell'abito Carmelitano, uniti da fettucce che permettono di portarlo appoggiato sul petto e dietro le spalle. Più tardi il papa Pio X, per venire incontro alle esigenze moderne, concesse di sostituire quest'ABITINO con una medaglia recante da una parte l'immagine di Gesù e dall'altra quella della Madonna. Alcuni storici si meravigliano che l'apparizione, datata 16 luglio 1251, sia stata tenuta segreta, e solo nel sec. XV, tra le notizie del Catalogo dei Santi carmelitani essa venne divulgata e quindi accolta dai fedeli con entusiasmo e devozione. Che il primo privilegio del Carmine fosse stato messo sotto chiave per circa un secolo fu certamente un atto di grande prudenza per salvaguardare la veridicità dell'avvenimento miracoloso.

Nella Grande Promessa, fatta a S. Simone Stock Priore generale dell’Ordine ad Aylesford ( Inghilterra ), è richiesto solo di portare con fede e devozione giorno e notte indosso, fino al punto di morte, la divisa carmelitana, che è l'Abitino, per essere aiutati e guidati in vita dalla Madonna e per fare una buona morte, o meglio per non patire il fuoco dell'Inferno. Non bisogna credere minimamente, però, che la Madonna, con la sua Grande Promessa, voglia ingenerare nell'uomo l'intenzione di assicurarsi il Paradiso, continuando però tranquillamente a peccare. Queste parole della Madonna non ci dispensano dal vivere secondo il Vangelo; ci promettono soltanto l’intercessione della Vergine per una santa morte.                        

Ai devoti dello scapolare è raccomandata in modo speciale la recita del rosario. Nel secolo scorso, la santa Vergine ne ha dato conferma nelle due più grandi manifestazioni mariane: a Lourdes, la cui ultima apparizione avvenne il 16 luglio 1858; e a Fatima, dove l’ultimo aspetto preso dalla Vergine fu proprio quello della Madonna del Carmine (o del Carmelo) nell’atto di consegnare lo scapolare.        

A Fatima le apparizioni si conclusero con la visione della Madonna del Carmelo. Lucia, fattasi poi carmelitana scalza, disse che nel messaggio della Madonna «il rosario e lo scapolare sono inseparabili».   

La prima grazia che i devoti dello Scapolare sperano di ottenere con la protezione della Madonna è appunto quella di salvarsi. “Non si tratta di cosa di poco conto - osservava Pio XII - ma dell'acquisto della vita eterna in virtù della tradizionale promessa della beatissima Vergine, si tratta dell'impresa più importante e del modo più sicuro di attuarla. Secondo l'insegnamento della Chiesa, la salvezza eterna è frutto della fedeltà dell'uomo alla Parola di Dio e della sua collaborazione alla grazia divina”.

Pio XII, nel discorso celebrativo del VII Centenario dello Scapolare nel 1951, diede questa magnifica testimonianza: “Quante anime buone hanno dovuto, anche in circostanze umanamente disperate, la loro suprema conversione e la loro salvezza eterna allo Scapolare che indossavano! Quanti inoltre, nei pericoli del corpo e dell'anima, hanno sentito, grazie ad esso, la protezione materna di Maria!”.

“Chi indossa lo Scapolare - come affermò esattamente Pio X - per mezzo di esso viene associato, in modo più o meno stretto, all'Ordine Carmelitano. Egli perciò deve sentirsi impegnato a una speciale dedizione alla Ver­gine, al suo culto e alla sua imitazione: elementi essenziali di quella vocazione carmelitana di cui nella Chiesa lo Scapolare rende partecipi. Così lo hanno considerato i numerosi santi, che non hanno mai voluto separarsene e che lo hanno considerato vincolo di unione a una famiglia religiosa, di cui volevano vivere l'impegno di particolare dedizione alla Madonna, sicuri della sua speciale protezione materna durante la vita e nell'ora della morte”. In una bolla dell'11 febbraio 1950 Pio XII invitava a "mettere in prima fila, tra le devozioni mariane, lo scapolare che è alla portata di tutti".” Per tutti coloro che lo indossano - disse ancora Pio XII - lo Scapolare diventi memoriale della Madonna, specchio di umiltà e di castità, breviario di modestia e di semplicità, eloquente espressione simbolica della preghiera d'invocazione dell'aiuto divino”.

 E un altro pontefice, Paolo VI, afferma: “Lo Scapolare del Carmine è una forma di pietà che per la sua sem­plicità è adeguata alla comprensione di tutti e si è largamente diffusa fra i cristiani con tanti frutti salutari”. Giovanni Paolo II, nella sua lettera all’Ordine Carmelitano, in occasione del 750° anniversario del dono dello Scapolare, scrive: "Lo scapolare è essenzialmente un "abito". Chi lo riveste viene introdotto nella terra del Carmelo perché "ne mangi i frutti e i prodotti" (Gen.2,7) e sperimenti la protezione dolce e materna di Maria, nell’impegno quotidiano di rivestirsi interiormente di Gesù Cristo e di manifestarlo vivente in sé per il bene della Chiesa e di tutta l’umanità". E più avanti in un sussulto di gioia afferma: "Anch’io porto sul mio cuore, da tanto tempo, lo scapolare del Carmine!" (Lettera messaggio di Giovanni Paolo II all'Ordine del Carmelo, del 25-3-2001, in L'Osservatore Romano, 26-2713/2001)

PRIVILEGIO SABATINO

Circa ottanta anni dopo la Grande Promessa a S. Simone Stock, la Regina del Cielo apparve a Jacques Duèze, papa Giovanni XXII e gli disse che:"Coloro che sono stati investiti con questo Santo Abito saranno tolti dal Purgatorio il primo Sabato dopo la loro morte", se avessero osservato la castità del loro stato, fatto preghiere e portato l’abito del Carmelo. La Santissima Vergine disse quanto segue: "Io, Madre di bontà, scenderò il primo sabato dopo la loro morte e quanti troverò nel purgatorio, libererò e condurrò al monte santo della vita eterna". Questa seconda promessa della Vergine porta il nome di Privilegio Sabatino che ha origine dalla Bolla Sabatina dello stesso Pontefice Giovanni XXII e datata in Avignone il 3 marzo 1322. Per usufruire del Privilegio Sabatino bisogna:

 

1) Portare, giorno e notte indosso, l’«Abitino», come per la Prima Grande Promessa. 

2) Essere iscritti nei registri di una Confraternita Carmelitana ed essere, quindi, confratelli Carmelitani. 

3) Osservare la castità secondo il proprio stato

4) Recitare ogni giorno le ore canoniche (cioè l'Ufficio Divino o il Piccolo Ufficio della Madonna). Chi non sa recitare queste preghiere, deve osservare i digiuni della S. Chiesa (salvo se non è dispensato per legittima causa) e astenersi dalle carni, nel mercoledì e nel sabato per la Madonna e nel venerdì per Gesù, eccettuato il giorno del S. Natale

La S. Chiesa, per venire incontro ai fedeli, dà al Sacerdote, che impone l'Abitino, la facoltà di commutare la recita delle ore canoniche e l'astinenza del mercoledì e del sabato in alcune facili preghiere e in un po' di penitenza. Tutte queste pratiche, generalmente vengono commutate nella recita quotidiana del Santo Rosario e nell'astinenza dalla carne il mercoledì, in onore della Madonna del Carmine. 

ALCUNE PRECISAZIONI

Chi non osserva la recita delle suddette preghiere o l'astinenza dalle carni non commette alcun peccato; dopo la morte, potrà entrare anche subito in Paradiso per altri meriti, ma non godrà del Privilegio Sabatino.

 È certo che le due promesse a San Simone (salvezza eterna) e a papa Giovanni XXII (liberazione dal purgatorio il primo sabato dopo la morte) incisero molto sulla diffusione della devozione alla Madonna del Carmine (come è più usualmente chiamata tra i fedeli) e sul moltiplicarsi di confratelli aggregati all'Ordine mediante il piccolo abito (abitino) o Scapolare.                                     Dopo l'apparizione a San Simone Stock, l'Ordine Carmelitano rifiorì e conobbe altri periodi di gloria, accrescendo in tutta la Chiesa Cattolica la devozione alla Santissima Vergine. In questo Ordine nacquero i tre luminari, per non citare che questi, che risplenderanno dappertutto e per sempre nel firmamento della Chiesa: Santa Teresa d'Avila, San Giovanni della Croce e Santa Teresa del Bambino Gesù, tutti e tre proclamati "Dottori della Chiesa" .

Il Concilio Vaticano Il accoglie nei suoi documenti lo spirito delle due Grandi Promesse: “ I fedeli rispondendo all'amore della Vergine, vivono sicuri della sua protezione nei pericoli della vita e nell'ora della morte, fiduciosi che anche dopo la morte interverrà per loro colei che con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo... fino a che non siano condotti nella patria beata” (LG n.62).

La festa e la data

Nella seconda metà del ‘300, ha inizio in Inghilterra una "solemnis memoria beatae Mariae virginis". Essa man mano andò prendendo una fisionomia completa anche nelle varie parti liturgiche, con l’oggetto preciso del "ricordo e del ringraziamento dei benefici impartiti da Maria al Carmelo, e quale esaltazione della Patrona." È chiaro che la festa voleva essere un riconoscimento a Maria quale autrice "della pace" dell’Ordine dalle lotte esterne, incontrate in Europa, dopo la fuga dalla Palestina invasa dai Mussulmani.

La data della festa - 17 luglio - sembra richiamarsi alla data dell’ultima sessione del concilio di Lione (17-7-1274) nella quale si decretò: "Concediamo all’Ordine Carmelitano di rimanere nel suo stato attuale, finché non si decida altrimenti". Decreto che lo salvò praticamente dalla soppressione. Nell' intenzione originale l’oggetto della festa è perciò molto chiaro: la "celebrazione dell’amore della Patrona". Nel 1298 papa Bonifacio VIII mise fine a questa incertezza sull’esistenza dell’Ordine insieme a Dome­nicani, Francescani, Agostiniani.  

Nel 1282 il Generale dell'Ordine Padre Pierre de Millaud, rivolgendosi al Re d'Inghilterra per solleci­tare la sua protezione, dichiara che l'Ordine è stato fondato al di là dei mari (cioè in Palestina) per la lode e la glorificazione della Vergine Maria. Questa definizione dell'Ordine sarà ripresa nel 1287 al Capitolo generale di Montpellier. Con l'arrivo in Europa dei Carmelitani ci fu anche un cambiamento di mentalità e si cominciò a considerare Maria, Madre e Sorella piuttosto che Patrona, Signora nel senso medioevale.

Soltanto in seguito, alla fine del XV, la data venne spostata al "16 luglio" per ricordare l’apparizione di Maria a San Simone Stock

Comunque nel ‘500 la festa - già diffusa in altre nazioni europee e nella stessa America - pur non perdendo la sua fisionomia primitiva di celebrazione di Maria Patrona, assunse gradualmente, fino a prevalere, il carattere di "festa dell’abito", anche a causa del moltiplicarsi dei fedeli che, specialmente in Spagna ed in Italia, venivano aggregati all’Ordine per mezzo dello Scapolare - segno di devozione alla Vergine, ed insieme della sua protezione nell’ora della morte.  Non è quindi strano che la festa del 16 luglio si sia imposta man mano come "festa dell’abito", fino a divenire nel 1606 "festa delle confraternite carmelitane". Tale festa, dapprima diffusasi spontaneamente in molte nazioni - ed anche nei riti mozarabico, caldeo, maronita, ambrosiano, greco-albanese , venne estesa da Papa Benedetto XIII, con il Breve del 24 settembre 1726, a tutta la Chiesa con una Messa propria. Nella semplificazione del calendario, richiesta dal Concilio Vaticano Il, la festa si è conservata con il grado di memoria facoltativa.

EVENTO DI MISERICORDIA

 Il Sommo Pontefice Leone XIII in data 16 maggio 1892 concesse all'Ordine Carmelitano, a beneficio di tutta la cristianità, l'insigne privilegio del perdono del Carmine, ossia l'indulgenza plenaria tante volte quante si visiterà  una chiesa dove è istituita la confraternita del Carmine per la festa della Madonna del Carmelo e si pregherà se­condo l'intenzione dei Sommi Pontefici. Dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965), nel marzo 1968 si comunica all'Ordine e si riconferma la concessione delle indulgenze, prima ancora del nuovo Enchiridion delle Indulgenze(29 giugno) di papa Paolo VI.    L'indulgenza plenaria del perdono del Carmine è concessa il 16 luglio di ogni anno, dal mez­zogiorno del 15 luglio alla mezzanotte del 16 luglio, oppure la domenica stabilita dal Vescovo, antecedente o seguente la festa, nelle chiese od oratori pubblici dell'Ordine si acquista una volta sola.